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Museo

EZIO D'APRANO

 

Arturo D’Aprano nasce a Castelforte (Latina) il 14 febbraio 1904. In giovane età trova lavoro presso il comune del paese natìo, con la qualifica di dattilografo, e mette su famiglia. Con l’incalzare degli eventi bellici dell’ultimo conflitto mondiale, nel maggio 1941, è richiamato alle armi ed assegnato alla 18a Legione Milizia Artiglieria Contraerea di stanza a Roma, con il grado di caposquadra, corrispondente a sergente. Il 6 settembre 1943 chiede ed ottiene una licenza breve per motivi di famiglia e si reca a Castelforte. Qui, dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre, si sbanda, come tutti gli altri militari, ed aspetta impotente l’evoluzione degli eventi. I tedeschi si comportano ora da nemici. E per sbarrare la strada agli alleati, che stanno risalendo la Penisola, predispongono un poderoso sbarramento difensivo, noto come linea Gustav, che si estende dalla foce del fiume Garigliano a quella del fiume Sangro, cioè dal Tirreno all’Adriatico. Castelforte ne diviene un importante caposaldo, con una massiccia presenza di loro reparti militari. Il 23 settembre 1943, i tedeschi intimano a tutti gli uomini abili al lavoro di radunarsi nella frazione di San Lorenzo, pena gravi sanzioni nei confronti dei renitenti e delle loro famiglie. Alcuni si presentano, tra i quali Arturo D’Aprano, altri vengono rastrellati e condotti nel Reclusorio Militare di Gaeta. Per gli sventurati inizia un doloroso ed estenuante viaggio, in carri merci e bestiame, verso la Germania, destinazione i campi di lavoro, i famosi lager. Dopo alcuni mesi, il 18 gennaio 1944, egli si ammala di polmonite e, con grande stupore dei medici tedeschi ed italiani, riesce a guarire. Con la grave malattia contratta è dichiarato inabile al lavoro e periodicamente incluso negli elenchi degli internati da rimpatriare; ma per lui ciò non avviene, perché militare. E’ lasciato languire nel campo nella vana illusione del rimpatrio, fino alla liberazione del suo lager da parte degli alleati, avvenuta il 6 aprile 1945. Anche il suo ritorno a casa è sofferto e travagliato. Di lui si perdono le tracce fino all’improvviso ricongiungimento con la famiglia, avvenuto a Roma nella prima decade di dicembre 1945, nel campo profughi istituito presso la caserma Lamarmora. Dopo pochi giorni dal suo rientro, le sue condizioni di salute si aggravano e richiedono il ricovero nell’ospedale San Camillo, ove si spegne il 27 gennaio 1946. Ha con sé una valigetta di legno, con i suoi effetti personali. Non dice nemmeno alla moglie che quella valigetta conserva la memoria della sua sofferenza. Infatti, nel suo sottofondo, abilmente nascosto, era custodito il suo diario, scritto durante l’internamento. Il diario è stato rinvenuto fortunosamente il 23 settembre 2002, cinquantanove anni dopo l’inizio delle sue vicissitudini! Esso contiene annotazioni, senza soluzione di continuità, dal 23 settembre 1943 al 29 giugno 1945, registrate nei lager VII B di Memmingen (Baviera) e VI C di Fullen (Bassa Sassonia). E’ una dolorosa testimonianza di chi ha avuto la sventura di sperimentare la brutalità di certe aberranti istituzioni: i lager nazisti! Ed è anche un monito a riflettere sulle follia delle guerre e ad operare affinché non si commettano mai più certe atrocità e certi crimini!


Riportato in retrocopertina: Arturo D’Aprano, 23-IX-1943 da Castelforte a Memmingen (diario di un internato in due lager nazisti dal 23/9/43 al 29/6/45), Herald Editore, Roma, 2011.


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