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L'ABATE DESIDERIO E LA CARTA DI FRANCHIGIA

Il 23 settembre dell'anno 1078 il principe Giordano I di Capua confisca il Castello di Suio al Conte Raynerio a causa della sua ribellione e lo cede all'abate Desiderio di Montecassino.
Nel maggio 1979 l'ultimo conte regnante di Suio Giovanni, figlio di Ugo, insieme alla moglie Sikelgrima, dona all'abate e Cardinale Desiderio di Montecassino anche l'altra metà del Castello di Suio con tutte le sue pertinenze. Inoltre concede la sua parte del monastero di S. Erasmo della Città di Formia.
L'atto è stipulato a Suio e sottoscritto anche da Giovanni giudice del suddetto Castella e da Benedetto “senza alcun merito sacerdote e notaio del soprascritto castro”.
L'abate Desiderio, per accattivarsi le simpatie degli abitanti di Suio, concede la famosa Carta di franchigia simile a quella rilasciata nel 1061 agli abitanto di Traetto (l'attuale Minturno).
Con la “Carta della Libertà”, l'abate conferma molti privilegi, alcuni dei quali già concessi dal principe Giordano, agli abitanti di Suio.
L'abate Desiderio scrive (in lingia latina che incominciava ad essere infliuenzata dal dialetto locale): “Concedo vos et conformo...” (Vi concedo e confermo... tutti i bene a voi procurati a acquisiti nel modo che li avete e che avete potuto acquistare in passato, terre e vigne e case per tenerli o conservarli per vostro dominio ed usufrutto...).
“Similiter concedo vobis...” (Similmente vi concedo di fare le leggi e giustizia e non vi proporrò al di sopra della vostra legge un giudice o un vice conte estraneo...).
“Vestre filie per virtutem non facio comprehendere...” (Non farò prendere per forza le vostre figlie né consentirò che vengano date in moglie a qualche uomo per forza...e che vengano dedotte in servitù, né vendute per qualche colpa...).
Per capire la rivoluzione portata da questo documento basta ricordare che nel 962 il Castaldo Landolfo, scambia la sua serva Rosa con la serva di Pandenolfo araldo, figlio del Castaldo Rodiperto. L'ancella Rosa era figlia del servo Trasolo, la serva di Pandenolfo era Jaquinta (Giacinta), figlia del servo Amiperto. Nel documento è addirittura reso manifesto il motivo dello scambio: “...at possessionem tuam et de tuis heredibus ad abendum et possidendum et factendum exinde omnia que vobis placuerini sicut supra diximus”, cioè “Perchè tu possa averla e possederla, e farne tutto ciò che vorrai, come abbiamo detto!”.
Inoltre è importantissima la concessione del diritto di rifiutarsi alla violenza ed al servizio militare in cambio di alcune giornate lavorative, da offrire al monastero, in occasione della semina, del raccolto e della vendemmia.
Le Carte di franchigia di Suio e di Traetto, “per la prima volta nella storia del mondo, riconoscono alcuni diritti inalienabili del cittadino, come la parità tra uomo e donna, una vera e proprie rivoluzione che sottrae la donna alla totale subordinazione non solo psicologica nei confronti dell'uomo, nella quale giaceva per i rigidi parametri del codice romano e di quello longobardo, e le conferisce la libertà ed il potere di decidere della propria vita e di rifiutare il matrimonio deciso contro la sua volontà, alla pari dei diritti inalienabili finora riconosciuti solo all'uomo”.
Il fatto nuovo, rispetto alla Carta delle libertà di Traetto, consiste nella citazione dei nomi dei rappresentanti del Castello di Suio che evidentemente erano stati presenti alla lettura del documento.
…..
Intorno all'anno 1083 Desiderio concede il feudo e il Castello a Godefrido (Goffredo), detto Monio, sua vita natural durante.
Nel 1090, alla morte di Monio, il castello viene dato in feudo vita natural durante, dall'abate Desiderio, a Riccardo II dell'Aquila duca di Gaeta.

(tratto dal libro “Suio. Sentinella del Garigliano” di Renzo Di Bello e stampato da edizioni emmegi).


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