Comune di Castelforte
 

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Museo

IL CENTRO STORICO

 Castelforte doveva apparire un dedalo di rampe, viuzze, camminamenti coperti (sottoportici), di cui si hanno notizie sicure e testimonianze fino alle distruzioni degli ultimi eventi bellici e che, in parte, è comunque ancora conservato.
 L'impianto urbano è del tipo a fuso, con le cinte murarie ed i relativi camminamenti disposti in senso anulare ed il sistema viario a raggiera con le strade che confluivano verso il centro posto in sommità. Non è certa l'ubicazione esatta della piazza centrale della città antica: forse l'unico largario esistente potrebbe essere l'attuale sagrato della chiesa di San Giovanni Battista, oppure la “Muraglia”, attuale piazza Vittorio Emanuele che però era ubicata a ridosso della cinta muraria più antica.
 Oggi del nucleo originario del paese si possono ammirare i resti delle mura in cui si alternavano 4-5 torri e svariate “cortine”, spesse pareti verticali poi vennero adibite ad abitazioni. E' ancora possibile vedere parte del castello, che era attraversato da vie trasversali più larghe da cui si diramavano altre stradine per salire o per scendere, verso gli strapiombi che circondavano il paese verso il rivo. La zona, sebbene durante la seconda guerra mondiale sia stata danneggiata dai bombardamenti, mantiene in parte l'assetto originario. Fuori dalle antiche mura sono state poi costruite nuove abitazioni per dare spazio alla popolazione in espansione. E' molto usata la pietra, calcarea e quella tufacea, che poteva essere reperita nei dintorni: quest'ultima era facilmente lavorabile, leggera e poco costosa.
 Una delle porte del paese è la Porta del Seggio (Il sedile era infatti il luogo dei rappresentanti del popolo e dimostrava una certa partecipazione della popolazione alla gestione della res publica) che ricorda la zona dove si amministrava.
 La “Cianca” (cosidetta perchè sede di un antico macello di bestiame) probabilmente l'accesso principale al paese, dà su via Acropoli: a tale proposito potrebbe essere ripristinato l'antico nome Acropoli, più giusto, in quanto portava alla parte più alta dell'abitato.
 La porta “Santa” è un camminamento porticato, sormontato da abitazioni, ricavato nella cinta muraria più antica ed oltre il quale si apriva la via per la chiesa di San Giovanni Battista.
 Il collegamento con le vie che conducevano verso le colline circostanti, invece, avveniva attraverso un'altra porta (vero e proprio cunicolo buio da cui l'attuale nome “Cauto”) posta a nord-ovest: una sorta di breccia aperta nella cerchia delle mura di cinta nei pressi della via Fontana, vicino al rivo, un tempo per rifornirsi d'acqua; essa è da considerarsi una vera e propria Posterla (o Prosterula, “piccola porta”), cioè un passaggio segreto e nascosto per fuggire più facilmente.
 Al “Ponte”, infine, c'era un altro ingresso che collegava il paese con la campagna, così chiamato forse per la presenza di una sorta di ponte levatoio, sull'attuale piazza Petronio.
 Le case degli stretti vicoli sono spesso collegate tra loro da archi e da volte che scavalcano, come ponti, i vicoli, utili quindi per spostarsi ma anche a motivo di rinforzo per le strutture e perché, in caso di attacco, permettevano di raggiungere l'altra parte e, quindi, erano utilizzate come facili vie di fuga. Nei vicoli, come quello don Morosini, si possono ammirare un ben conservato arco a tutto sesto, volte caratteristiche, volte a botte, palazzi signorili, portoni con stemmi, affreschi pure di Madonnine, specie in qualche vicolo buio dove anche i poveri andavano ad accendere dei ceri: consuetudine dettata, oltre che dalla devozione, dal desiderio di illuminare punti della strada pericolosi. Uno di questi vicoli, vicolo Lanor nome dal significato sconosciuto, è un interessante vicolo cieco, forse poco noto al 90% dei castelfortesi; è comunque vicino ad altri vicoli tra i più fotografati e dipinti del paese da artisti locali e non.
 Sul muro di una casa privata vicino alla porta principale è ancora possibile vedere il bassorilievo di un soldato con un berretto frigio francese, a ricordo della resistenza che, nella notte di Pasqua del 1799, la popolazione castelfortese (aiutata dai briganti di fra Diavolo assoldato dal re Borbone Ferdinando IV) oppose alle truppe gallo-polacche. La strage è ricordata anche dalla porta “La Cianca” e dalla località Pozzillo, valle che divenne la “tomba naturale” dei nemici uccisi.
 Il ricordo di questi eroi ed eventi, come quelli del periodo risorgimentale e della prima guerra mondiale, potrebbe essere messo in maggiore risalto anche dalla toponomastica delle strade, risalente in parte al fascismo. Per via Mameli si sale alla Chiesa San Giovanni; le porte di alcune case presentano archi a sesto acuto, in stile gotico, ad accezione di uno, in stile catalano, tipico della zona di Carinola e Sessa Aurunca, del 1400; si sono conservati molti portali in pietra, più resistenti evidentemente delle pareti delle abitazioni stesse.


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