Risultati definitivi elezioni del 3 e 4 ottobre 2021

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Pizza al pomodoro castelfortese

Ezio D’Aprano che ha già pubblicato vari libri tra i quali uno nel quale ricostruisce tratti di vita quotidiana del primo dopoguerra, appresa la notizia che il Consiglio Comunale ha proclamato Castelforte “Città che ha dato i natali al termine “pizza” si è sentito ispirato a fare memoria della “pizza al pomodoro castelfortese”. Ecco il testo:

La notizia, che Castelforte è stata proclamata “Città che ha dato i natali al termine pizza”, mi ha fatto ricordare il tempo della mia adolescenza, vissuta nell’immediato dopoguerra. In quel periodo, secondo una secolare tradizione, le famiglie panificavano in casa ogni settimana. Per tale motivo, il gradevole odore del pane appena sfornato si espandeva nei paraggi. Il pane era fresco per qualche giorno, poi diveniva raffermo, ma non finiva nella pattumiera, come avviene oggi.

La panificazione era effettuata secondo una secolare tradizione. L’impasto, avvolto in una coperta, era fatto lievitare per mezza giornata. Poi si confezionavano le caratteristiche pagnotte (paniegli), di diametro leggermente inferiore alla larghezza dell’imbocco del forno e si infornavano. In ciascun paese della zona, le pagnotte avevano forma e peso diverso. Infatti, dalla forma della pagnotta, si capiva la località di produzione. Per la cottura del pane si scaldava il forno, bruciandovi due fascine di lentisco (ventrisco), un arbusto tipico della macchia mediterranea.

Il lentisco è il simbolo di Castelforte, per il fatto che una pianta era cresciuta spontaneamente sulla torre medioevale, formando un pennacchio. Da qualche tempo, però, quel pennacchio non svetta più sulla torre. Forse, soltanto gli anziani ne notano la mancanza.

La pizza al pomodoro era una specialità castelfortese. Difatti, per la preparazione si utilizzava lo stesso impasto della panificazione e si cuoceva al forno dopo il pane. La cottura era lenta, durava circa mezzora, per il calo della temperatura. Tutti gli ingredienti utilizzati erano prodotti nei terreni e negli orti di famiglia.

In passato non c’erano i pomodori freschi tutto l’anno e i pomodori pelati in scatola. Per tale motivo, durante il periodo estivo, in tutte le famiglie, si confezionavano le bottiglie con la passata di pomodoro per la salsa e quelle con i pomodori San Marzano, tagliati in quattro spicchi, per la pizza. Le bottiglie si turavano con il tappo di sughero, bloccato con una particolare legatura con lo spago, per evitare che le bottiglie si stappassero durante la bollitura.

Oggi, preparare la pizza in casa, è facile. Difatti, si acquista l’impasto dal fornaio e i pomodori pelati in scatola nei negozi alimentari. La pizza in pochi minuti si cuoce al forno elettrico o a gas.

Indubbiamente, il sapore della pizza, fatta in casa nel passato, era unico e irripetibile. Ogni epoca ha le proprie specificità.

La pizza al pomodoro è una prelibatezza italiana, diffusa in tutto il mondo.

Le pizzerie sono aperte anche all’ora di pranzo e sono frequentate dai cittadini di tutte le età e le condizioni sociali.

Nelle pizzerie si confezionano pizze alla napoletana, di forma rotonda e con vari ingredienti. Il forno è riscaldato bruciando le pellet. Le pizze si cuociono in pochi minuti. Il bordo pizza è spesso abbruciacchiato e il fondo intriso di farina annerita, poiché i pizzaioli, per la grande richiesta, trascurano un po’ la pulizia del piano cottura con un panno umido.

Alcune pizzerie, invece, confezionano le pizze nelle teglie, come si usava in passato a Castelforte. In queste pizzerie, per mangiare o comprare una fetta di pizza da asporto, bisogna fare la fila di almeno mezzora.

La pizza castelfortese era tipica, poiché era preparata con l’impasto del pane e con gli ingredienti del luogo. Aveva il sapore e il profumo della località!

La vita è perenne divenire. Il passato può essere soltanto ricordato.

Latina, 12 Dicembre 2020

Ezio D’Aprano

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