Regione Lazio

Contenuti in evidenza

Città che ha dato i natali al termine “Pizza”

Castelforte è la Città che ha dato i natali al termine “pizza”.


Descrizione

A sancirlo è stato il Consiglio Comunale. La massima assise cittadina ha preso atto della relazione storica firmata dal professore Fernando Riccardi il quale, dopo aver esaminato un estratto del Codex Diplomaticus Caijetanus al n. XCVI  ha affermato che “grazie all’atto di locazione di un mulino sul fiume Garigliano, nel territorio del Comune di Castelforte, risalente al 997 ed inserito diligentemente del Codex Diplomaticus Cajetanus, apprendiamo che già alla fine del X secolo si inizia a parlare della “pizza”. E ciò non accade a Napoli, come in molti potrebbero pensare, bensì nei pressi di Gaeta e, più precisamente, a Castelforte, senza nulla voler togliere, ovviamente, alla capitale del meridione, che quella prelibatezza l’ha perfezionata e diffusa in tutto il mondo. D’altro canto è bene far notare che le prime origini del “Castrum Forte” (da cui poi Castelforte), si fanno risalire a cavallo tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo. E quel “castrum”, ossia quel fortilizio, del quale ancora oggi si notano i resti, era stato edificato sulle prime propaggini dei monti Aurunci proprio per tenere sotto controllo il fiume Garigliano che a quel tempo era perfettamente navigabile. Proprio in quel particolare contesto, poco prima del fatidico anno mille, troviamo, per la prima volta nella storia, la parola “pizza”. Qualcuno si diverte ad andare ancora più a ritroso nel tempo, risalendo agli antichi egizi oppure al periodo romano, facendo comparazione con alcuni tipi di focacce lievitate e quant’altro. E’ indubbio, però, che la parola “pizza” la troviamo per la prima volta in quell’atto del 997 del quale abbiamo appena parlato. Un primato che appartiene tutto a Castelforte e che, fino a quando non si registreranno altre scoperte, sarà difficile negare o sminuire”.

Al riguardo aggiungiamo che appresa la notizia che il Consiglio Comunale ha proclamato Castelforte “Città che ha dato i natali al termine “pizza” lo storico Ezio D'Aprano si è sentito ispirato a fare memoria della “pizza al pomodoro castelfortese”. Ecco il testo:

La notizia, che Castelforte è stata proclamata “Città che ha dato i natali al termine pizza”, mi ha fatto ricordare il tempo della mia adolescenza, vissuta nell’immediato dopoguerra. In quel periodo, secondo una secolare tradizione, le famiglie panificavano in casa ogni settimana. Per tale motivo, il gradevole odore del pane appena sfornato si espandeva nei paraggi. Il pane era fresco per qualche giorno, poi diveniva raffermo, ma non finiva nella pattumiera, come avviene oggi.

La panificazione era effettuata secondo una secolare tradizione. L’impasto, avvolto in una coperta, era fatto lievitare per mezza giornata. Poi si confezionavano le caratteristiche pagnotte (paniegli), di diametro leggermente inferiore alla larghezza dell’imbocco del forno e si infornavano. In ciascun paese della zona, le pagnotte avevano forma e peso diverso. Infatti, dalla forma della pagnotta, si capiva la località di produzione. Per la cottura del pane si scaldava il forno, bruciandovi due fascine di lentisco (ventrisco), un arbusto tipico della macchia mediterranea.

Il lentisco è il simbolo di Castelforte, per il fatto che una pianta era cresciuta spontaneamente sulla torre medioevale, formando un pennacchio. Da qualche tempo, però, quel pennacchio non svetta più sulla torre. Forse, soltanto gli anziani ne notano la mancanza.

La pizza al pomodoro era una specialità castelfortese. Difatti, per la preparazione si utilizzava lo stesso impasto della panificazione e si cuoceva al forno dopo il pane. La cottura era lenta, durava circa mezzora, per il calo della temperatura. Tutti gli ingredienti utilizzati erano prodotti nei terreni e negli orti di famiglia.

In passato non c’erano i pomodori freschi tutto l’anno e i pomodori pelati in scatola. Per tale motivo, durante il periodo estivo, in tutte le famiglie, si confezionavano le bottiglie con la passata di pomodoro per la salsa e quelle con i pomodori San Marzano, tagliati in quattro spicchi, per la pizza. Le bottiglie si turavano con il tappo di sughero, bloccato con una particolare legatura con lo spago, per evitare che le bottiglie si stappassero durante la bollitura.

Oggi, preparare la pizza in casa, è facile. Difatti, si acquista l’impasto dal fornaio e i pomodori pelati in scatola nei negozi alimentari. La pizza in pochi minuti si cuoce al forno elettrico o a gas.

Indubbiamente, il sapore della pizza, fatta in casa nel passato, era unico e irripetibile. Ogni epoca ha le proprie specificità.

La pizza al pomodoro è una prelibatezza italiana, diffusa in tutto il mondo.

Le pizzerie sono aperte anche all’ora di pranzo e sono frequentate dai cittadini di tutte le età e le condizioni sociali.

Nelle pizzerie si confezionano pizze alla napoletana, di forma rotonda e con vari ingredienti. Il forno è riscaldato bruciando le pellet. Le pizze si cuociono in pochi minuti. Il bordo pizza è spesso abbruciacchiato e il fondo intriso di farina annerita, poiché i pizzaioli, per la grande richiesta, trascurano un po’ la pulizia del piano cottura con un panno umido.

Alcune pizzerie, invece, confezionano le pizze nelle teglie, come si usava in passato a Castelforte. In queste pizzerie, per mangiare o comprare una fetta di pizza da asporto, bisogna fare la fila di almeno mezzora.

La pizza castelfortese era tipica, poiché era preparata con l’impasto del pane e con gli ingredienti del luogo. Aveva il sapore e il profumo della località!

La vita è perenne divenire. Il passato può essere soltanto ricordato.

Latina, 12 Dicembre 2020

Ezio D’Aprano

Quanto sono chiare le informazioni su questa pagina?

Grazie, il tuo parere ci aiuterà a migliorare il servizio!

Quali sono stati gli aspetti che hai preferito?1/2

Dove hai incontrato le maggiori difficoltà?1/2

Vuoi aggiungere altri dettagli?2/2

Inserire massimo 200 caratteri